Inquinamento luminoso: effetti sulla salute

Con l’invenzione della lampadina incandescente, nel 1879 da parte di Thomas Edison, si è dato vita all’era moderna dell’illuminazione elettrica. Da allora, il mondo si è lasciato inondare dalla luce, potenti illuminazioni invadono strade, cortili, parcheggi e cartelloni pubblicitari. Un tripudio di luci visibili per decine di chilometri invade gli stadi di tutto il mondo. Uffici, grattacieli dove le finestre rimangono illuminate tutta la notte. Secondo la Tucson, Arizona based International Dark-Sky Association (IDA), l’illuminazione di Los Angeles è visibile da un aereo a circa 200 miglia di distanza.

Ovviamente nulla di tutto questo serve a collegare il male alla luce. La luce artificiale infatti ha favorito la società, estendendo la durata del giorno ha offerto più tempo non solo per il lavoro ma anche per le attività creative che richiedono luce. Quando però l’illuminazione artificiale all’aperto diventa inefficiente, fastidiosa e soprattutto inutile, nasce la consapevolezza legata all’inquinamento luminoso.

Molti ambientalisti, naturalisti, medici e ricercatori considerano l’inquinamento luminoso una delle forme di inquinamento ambientale in maggiore crescita. Un gruppo di ricerca scientifica suggerisce che l’inquinamento luminoso può avere ripercussioni negative sia sulla salute umana che su quella della fauna selvatica.

Quando la luce causa un danno per la salute?
Ovviamente questo è l’interrogativo al quale occorre dare una risposta significativa. Richard Stevens, professore epidemiologo e studioso di cancro presso l’Università del Connecticut Health Center a Farmington, dice che quando fotoni colpiscono la retina si possono verificare effetti biologici.

Primo: in una città come Manhattan o Las Vegas, la possibilità che la retina sia esposta ad irradiamento di fotoni è elevatissima e questo potrebbe interferire con il ritmo circadiano.

Secondo: “The First World Atlas of Artificial Night Sky Brightness” ci avvisa che due terzi dell’intera popolazione degli Stati Uniti, e più di metà della popolazione europea, ha già perso la capacità di vedere la Via Lattea ad occhio nudo.

Terzo: il 63% della popolazione mondiale e il 99% della popolazione dell’Unione europea e degli Stati Uniti (esclusi Alaska e Hawaii) vivono in aree dove il cielo notturno è più luminoso rispetto alla soglia di luce inquinante fissato dal Unione Astronomica Internazionale, cioè la luminosità artificiale del cielo è superiore al 10% della luminosità naturale del cielo sopra di 45 ° di elevazione.

L’inquinamento luminoso si presenta in svariate forme, tra cui bagliori nel cielo, luce non gradita, abbagliamento ed illuminazione non necessaria. Il bagliore nel cielo è quell’alone luminoso che compare su alcune aree urbane durante la notte, un prodotto della luce che viene disseminata nell’aria da particelle in movimento. La luce non gradita o violante, è quella fonte luminosa che da un lampione adiacente alla nostra abitazione invade il nostro spazio abitativo. L’abbagliamento è creato dalla luce che risplende su tutte le superfici di riflesso. L’overillumination o impiego di luce inutile, si ha quanto l’uso della luce artificiale và al di là di quanto è necessario per una determinata attività (per esempio tenere le luci accese tutta la notte in un edificio dove la maggior parte degli stessi sono uffici vuoti).

Distratti dalla luce artificiale
Gli effetti della luce artificiale sull’ecologia sono stati ben documentati. L’inquinamento luminoso colpisce dunque sia la flora che la fauna. Una prolungata esposizione alla luce artificiale impedisce per esempio a molti alberi di adattarsi alle variazioni stagionali. Tutto questo ha naturalmente implicazioni su tutta la fauna selvatica che dipende dagli alberi e che in essi costruisce il proprio habitat naturale.

L’inquinamento luminoso può modificare i comportamenti di insetti, tatarughe, uccelli, pesci, rettili e altre specie di fauna selvatica, danneggiando il loro ciclo riproduttivo, il foraggiamento sia nei centri urbani che in quelli rurali.

Le tartarughe marine per esempio sono uno spettacolare esempio di come la luce artificiale sulle spiagge possa interferire con il loro comportamento. Molte specie di tartarughe marine depongono le uova sulle spiagge in cui sono nate. Quando queste spiagge sono illuminate di notte, le femmine di tartaruga marina vengono dissuase, e disorientate si ritrovano a girovagare su strade vicine dove rischiano di essere investite da veicoli.

Secondo uno studio, quando ci sono luci artificiali sulla spiaggia, appena schiuse le uova di piccoli di tartaruga vengono disorientati dalle luci artificiali e tendono a navigare verso la sorgente di luce artificiale, senza mai trovare il mare.

Anche gli uccelli vengono coninvolti dai danni da inquinamento luminoso. Circa 200 specie di uccelli spesso confondono la loro migrazione distratti da edifici illuminati e torri di comunicazione. Ogni anno nella città di New York, circa 10.000 uccelli migratori rimangono feriti o uccisi dallo scontro con grattacieli o alti edifici. Le stime per il numero di uccelli morti in collisioni in Nord America parlano di circa 98 milioni di uccelli l’anno.

Tartarughe ed uccelli non sono gli unici animali selvatici colpiti dai danni provocati da illuminazione artificiale notturna. Non proteggere la notte potrà presto significare la distruzione di numerosi habitat di molti animali.

Se l’orologio circadiano si altera…

Studi scientifici dimostrano che l’esposizione alla luce durante la notte può interrompere il nostro ciclo circadiano e la nostra funzione neuroendocrina, accellerando la crescita tumorale. Il funzionamento di questo orologio corrisponde al ciclo circadiano (dal latino circa diem = circa un giorno), il quale regola attraverso l’azione di messaggeri chimici e nervosi i processi organici che avvengono ogni giorno nel nostro corpo; la digestione, la minzione, l’evacuazione, la crescita e il ricambio cellulare sono alcuni esempi.

Il nostro orologio biologico determina anche l’alternanza dei periodi di sonno e di veglia con un intervallo piuttosto regolare e costante all’interno del ritmo circadiano, a meno che intervengano alcuni fattori che dall’esterno possono condizionarne in parte il funzionamento.

Approfondite ricerche sull’orologio circadiano sono giunte alla conclusione che l’interruzione del ciclo circadiano può causare un sacco di problemi di salute. L’alterazione dell’alternanza fra luce e buio in un ambiente attraverso la luce artificiale provoca danni effettivi.

La relazione fra luce artificiale e disturbi del sonno è abbastanza intuitiva. Le difficoltà di adattamento del nostro ciclo circadiano e la routine quotidiana di molti è palese. Turni di lavoro impossibili, insomnia rendono la vità difficile a moltissime persone. Il modello del sonno primordiale è oramai un ricordo passato. Occorre fare dunque qualcosa per far si che una delle invenzioni più straordinarie della nostra storia non finisca per spegnere il nostro futuro.

Centro Luce: i professionisti dell’illuminazione a Genova.

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